Visita oftalmologica

La visita oftalmologica deve essere sempre eseguita al buio.
Nelle scuderie trovare un ambiente sufficientemente scuro non è sempre facile, ma è assolutamente necessario in quanto la cornea del cavallo è molto grande e riflette ogni figura esterna, rendendo impossibile una visita approfondita. E’ molto raro dover sedare i cani e i gatti, mentre una certa percentuale di cavalli necessitano di questo ausilio farmacologico. In questi animali inoltre il muscolo orbicolare, cioè quello che fa chiudere le palpebre, è molto forte e frequentemente, per poter esplorare bene tutte le strutture del bulbo, è necessario anche un blocco anestesiologico del suo nervo motore.

Il veterinario farà un esame esterno di entrambi gli occhi, valutando la loro simmetria e la morfologia delle palpebre, controllerà i riflessi pupillari (il restringimento delle pupille alla luce), il riflesso all’abbagliamento e la reazione alla minaccia. Esplorerà la cornea a e la camera anteriore con la lampada a fessura (foto a sinistra).

Dopo aver dilatato la pupilla con un collirio apposito e atteso il tempo necessario (circa 20 minuti), l’oftalmologo procederà all’esame del fondo oculare mediante oftalmoscopia indiretta e diretta (foto a destra).

Altri esami spesso imprescindibili sono la misurazione della lacrimazione prodotta in un minuto (Test di Schirmer) e la misurazione della pressione endoculare (IOP) tramite il tonometro.

Per valutare la funzionalità della retina si usa l’elettroretinografo: questo è uno strumento che registra le differenze di potenziale che si verificano a livello della retina quando è stimolata da flash luminosi. All’animale vengono applicati tre elettrodi (tale manovra non è assolutamente dolorosa) e lo si sottopone ad una serie di stimoli luminosi di diversa intensità e colore a seconda dello scopo diagnostico. Negli esami più semplici (screening prima di un intervento di cataratta) molti animali non necessitano di sedazione.

Quando l’interno dell’occhio non è visibile (per gravi opacità corneali, cataratte, emorragie, essudati, aderenze dell’iride ecc ) si ricorre all’ecografia. Questo esame deve essere effettuato con strumenti specifici per l’occhio, in quanto gli ecografi destinati ad altri utilizzi possono danneggiare le delicate strutture oculari. In ogni caso il più delle volte non sono forniti di sonde della frequenza adatta a dare immagini significative.

A volte, per formulare una diagnosi, può essere di aiuto eseguire un esame citologico, prelevando delle cellule provenienti dalla pelle delle palpebre, dalla congiuntiva, dalla cornea o da neoformazioni.  Le malattie dove più frequentemente questo esame è veramente di ausilio sono le blefariti, le congiuntiviti e cheratiti del gatto, le cheratiti infettive del cavallo, le cheratiti da leishmania del cane, là dove siano presenti granulomi contenenti le leishmanie stesse, le neoplasie delle palpebre, della congiuntiva e della cornea.  In alcuni casi si può ricorrere anche ad un prelievo bioptico, asportando un frammento macroscopico di tessuto.

E’ veramente molto raro che un tampone batteriologico possa essere di aiuto.

Le patologie dell’orbita sono quasi sempre di natura infiammatoria o neoplastica e occorre ricorrere alla TAC e/o alla risonanza magnetica per meglio definirne le dimensioni e i confini. Anche in questo caso una biopsia guidata ci può dare notizie importanti circa la natura della patologia in atto.