Disturbi Oftalmici

Informazioni e aspetti medici legati alle patologie che possono affliggere gli animali.

ATTENZIONE! Questa sezione contiene immagini non adatte a persone sensibili.

LA CATARATTA

La cataratta è un’opacità parziale o totale della lente. Le sue cause più frequenti sono genetiche, metaboliche (diabetiche), senili o infiammatorie (uveite). La specie più colpita è il cane.

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I segni tipici della cataratta sono la pupilla bianca e la diminuzione o la perdita della vista. Successivamente, in tempi più o meno lunghi, essa può indurre ulteriori alterazioni dell’occhio: possono comparire lussazione della lente stessa, uveite e glaucoma.

Tutte queste complicazioni sono molto frequenti e purtroppo quando si manifestano sono notevolmente dolorose e non sono  facilmente risolvibili.

La cataratta si opera con gli stessi strumenti e le stesse tecniche che vengono usati nell’essere umano, la differenza fondamentale è che in campo veterinario è assolutamente necessaria un’anestesia generale condotta da un anestesista con esperienza e preparazioni specifiche: infatti gli animali domestici possiedono il muscolo retrattore del bulbo. Durante le chirurgie intraoculari questo muscolo deve essere paralizzato per permettere un più facile accesso alle strutture interne dell’occhio.
A volte la cataratta può mascherare altri problemi oculari, specialmente retinici; è quindi essenziale un’accurata visita preoperatoria accompagnata da una elettroretinografia e da una ecografia oculare.

LA CHIRURGIA
Si esegue una piccola incisione (3,2 mm) sulla cornea attraverso la quale il chirurgo fa entrare gli strumenti per eseguire un’apertura circolare sulla capsula della lente. Quindi si  frantuma con gli ultrasuoni (facoemulsificazione) la lente stessa e si aspira tutto il materiale. Una volta ripulita bene la capsula si posiziona una lente artificiale (IOL). Le IOL oggi più usate sono pieghevoli e vengono iniettate attraverso la stessa apertura usata per il resto della chirurgia.
Per ogni specie animale (cane, gatto, cavallo) ci sono apposite IOL. Nell’ambito della stessa specie le IOL hanno un potere diottrico standard ma dimensioni diverse data la grande variabilità di conformazioni.
Oggi alcune ditte specializzate sono anche in grado di fornire lenti per pazienti un po’ particolari, tipo rapaci, grandi felini ecc…

Durante il periodo post operatorio (circa 20 giorni) il cane deve indossare costantemente il collare elisabettiano, il proprietario deve medicare frequentemente il cane con colliri e pomate oftalmiche e sono necessarie varie visite di controllo.

In alcuni pazienti (principalmente i diabetici) è necessario continuare a somministrare colliri una o due volte al giorno per lunghi periodi. Tutti i cani operati dovranno effettuare almeno tre visite di controllo ogni anno.

Nei pazienti opportunamente selezionati i risultati sono in genere molto buoni e la qualità della vita degli animali migliora in modo esponenziale. Non di meno possono presentarsi complicazioni sia a breve che a lungo termine.

Negli animali giovani e nei soggetti diabetici l’insorgenza e la progressione della cataratta sono spesso molto violente e portano frequentemente a una precoce rottura della capsula posteriore con conseguente uveite gravissima. E’ quindi assolutamente necessaria una chirurgia tempestiva.

L’intervento di cataratta nel cavallo richiede uno strumentario chirurgico creato appositamente per questa specie. L’intervento presenta difficoltà superiori a quello del cane ma grazie all’utilizzo di IOL specifiche per equini dà buoni risultati. 

CHERATITI DEL CAVALLO

Il cavallo, al contrario del cane, raramente è afflitto da problemi genetici o legati alla cattiva conformazione delle palpebre.

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I SINTOMI
Quando un cavallo presenta sintomi di infiammazione agli occhi quali:
lacrimazione abbondante, secrezione, dolore e opacità più o meno estese sulla superficie oculare, conviene rivolgersi rapidamente ad un veterinario specializzato nel settore: potrebbe essere in agguato una malattia molto grave. Tra queste forse la più grave, per la possibile rapidità con cui può portare alla cecità dell’occhio interessato, è la cheratide micotica.

I funghi presenti normalmente nelle scuderie, possono penetrare all’interno della cornea quando si verifica una piccola ferita. Tanto piccola da passare spesso inosservata e da guarire rapidamente. Il fungo resta così sotterrato all’interno del tessuto, dove, specialmente se ci sono condizioni favorevoli, come un abbassamento delle difese locali determinato da somministrazioni di colliri o pomate cortisoniche, cresce e si moltiplica. Spesso l’inizio della patologia è subdolo, ma nel giro di qualche giorno, il problema scoppia violentemente: la cornea diventa tutta opaca con zone in cui si formano delle vere e proprie placche biancastre (le colonie fungine). E’ presente epifora e notevole blefarospasmo. Quando la malattia è ancora in fase iniziale è possibile controllarla con una terapia medica molto intensa e lunga (farmaci locali applicati tantissime volte al giorno e farmaci sistemici).
Nei casi più gravi l’unica soluzione è quella chirurgica che consiste nell’asportazione di tutto il tessuto infetto e nella sua sostituzione con vari tessuti freschi o congelati (congiuntiva, membrana amniotica, cornea ecc)
I risultati sono in genere buoni e nella maggior parte dei casi l’animale riacquista una capacità visiva almeno parziale dall’occhio interessato.
Purtroppo non esistono misure preventive atte a eliminare i funghi dalle scuderie.

Un capitolo non ancora ben conosciuto delle infiammazioni della cornea del cavallo è quello delle cheratiti immunomediate. Come tutte le forme immunomediate la loro causa risiede in una alterata reazione dell’organismo a stimoli di varia natura. La cornea diventa opaca e vascolarizzata a vari livelli. La terapia a base di corticosteroidi o ciclosporina in genere è efficace, ma, per evitare recidive, spesso deve essere protratta per diversi mesi

CHERATOCONGIUNTIVITE SECCA (KCS)

La cheratocongiuntivite secca è una patologia molto frequente nei cani, rara nei gatti e nei cavalli.
La malattia è dovuta ad una secrezione lacrimale insufficiente. Le lacrime sono essenziali per la buona salute della superficie oculare, essendo responsabili del suo nutrimento, della sua lubrificazione e della sua difesa contro piccoli corpi estranei ed agenti patogeni.

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Si capisce quindi perché la diminuzione o l’assenza della produzione di lacrime possa portare a problemi seri, più o meno rapidamente progressivi.

I SINTOMI
Congiuntivite (occhio rosso) e aumento della quantità di muco.

Via via che la malattia va avanti, il muco si fa sempre più abbondante e tenace e tende a seccare sul bordo palpebrale.

La cornea diventa opaca e vascolarizzata, possono comparire anche ulcerazioni.

Negli stadi finali la cornea è tutta pigmentata (nera) e l’occhio ha un aspetto decisamente secco.

Le cause possono essere molteplici: ereditarie (Chinese Crested Dog), infiammatorie, ormonali (diabetici), immunomediate, neurologiche ( associate a narice omolaterale secca), tossiche (per somministrazione di farmaci come i sulfamidici etc)

Spesso una grave concausa è l’asportazione, magari  avvenuta anche anni prima, della ghiandola lacrimale delle terza palpebra.

La terapia medica, effettuata con farmaci locali stimolanti (le lacrime artificiali non sono assolutamente sufficienti) è tanto più efficace quanto più precocemente viene applicata.

In molti pazienti purtroppo va protratta per tutta la vita dell’animale.

Nei casi non altrimenti risolvibili può essere effettuata la trasposizione chirurgica del dotto di Stenone (viene cioè fatto sboccare il dotto di una ghiandola salivare a livello della congiuntiva).

CONGIUNTIVITI E CHERATITI  DEL GATTO
Il gatto è un animale che, a livello oculare, presenta problematiche completamente diverse dal cane.
Le patologie legate alla conformazione del muso e delle palpebre quasi esclusivamente nei gatti brachicefali. Nella maggior parte delle malattie della superficie e dell’interno dell’occhio sono di natura infettiva.

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I SINTOMI
La clamidiosi che provoca congiuntivite mono o bilaterale, spesso caratterizzata da un notevole gonfiore della congiuntiva stessa.
Ancora più diffuso è l’herpes virus felino, che pare colpisca quasi la metà della popolazione felina.
I gattini possono contrarre l’infezione dalla mamma già durante il parto. Il sistema immunitario dei neonati non è in grado di arginare l’infezione che spesso causa danni devastanti (ulcere perforate, glaucoma, oftalmite neonatale). In genere c’è un anche coinvolgimento generale con febbre e sintomi  respiratori. Gli esiti sono i più disparati: cicatrici e pigmentazioni corneali, pseudopterigi, simblefaro, sinechie anteriori, buftalmo.

L’organismo non riesce mai a liberarsi completamente dell’infezione virale, che resterà più o meno latente per tutta la vita dell’animale, ripresentandosi tutte le volte che ci sarà un abbassamento delle difese immunitarie (malattia concomitante o stress), esattamente come avviene per i virus erpetici delle altre specie, uomo compreso.
Il gatto è un animale che non sempre si adatta ad cambiamento di ambiente o di abitudini e può mal tollerare l’essere introdotto in una nuova comunità o l’invasione dei suoi spazi da parte di un neo-arrivato “micetto spelacchiato”. Non è quindi così infrequente che un gatto adulto, che aveva sempre manifestato una lacrimazione di lieve entità, sottoposto ad uno stress come quelli citati, manifesti un herpesvirosi grave.
Nel gatto adulto potremo avere quindi congiuntiviti croniche caratterizzate da una lacrimazione persistente, ma anche ulcere corneali gravi, che a volte devono essere riparate con un intervento chirurgico.
I gatti si possono infettare anche da grandi, specialmente se vengono a contatto con un altro gatto fortemente sintomatico.
E’ comunque normale che nella stesso ambiente convivano animali con sintomi cronici di malattia e altri completamente asintomatici, in quanto molti soggetti sono dotati di sufficienti difese immunitarie. Al contrario, nei gatti con  gravi malattie concomitanti, come la leucemia e l’immunodeficienza virale, l’herpesvirosi si manifesta in genere in modo grave e resistente alle terapie.

L’herpes è un virus specie specifico, è cioè contagioso solo nell’ambito della stessa specie: il gatto malato non potrà quindi essere mai pericoloso per l’uomo.

Una malattia molto particolare del gatto è la cheratocongiuntivite eosinofilica che si può manifestare su uno o su entrambi gli occhi, anche in tempi successivi.
In questa patologia la congiuntiva è molto infiammata e ispessita, la cornea è opaca con delle placche rosse, irregolari e rilevate, sulle quali è adeso materiale necrotico simil caseoso.

La malattia spesso è correlata a una herpesvirosi preesistente e necessita di terapie protratte per molti mesi.

GLAUCOMA

L’occhio contiene un liquido trasparente, l’umor acqueo, che viene prodotto dai corpi ciliari e viene drenato dall’angolo irido-corneale. Vi è un equilibrio costante tra la quantità di liquido formata e quella drenata in modo che la pressione endoculare (IOP) si mantenga entro determinati parametri (da 10 a 20 mm/Hg nel cane e nel gatto, fino a 28 mm/Hg nel cavallo). Se intervengono delle patologie che rallentano o impediscono la fuoriuscita dell’umor acqueo, si verifica il glaucoma.

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I SINTOMI
Dolore, lacrimazione, abbattimento, aumento di volume del globo oculare, aumento della pressione intraoculare, edema corneale (cornea cerulea), midriasi (pupilla dilatata), cecità per danni irreversibili al nervo ottico e alla retina

I glaucomi possono essere primitivi, cioè dovuti a una malformazione dell’angolo. Questi glaucomi sono ereditari. Colpiscono moltissime razze di cani (Siberian Husky, Cocker Americano, Beagle, Basset Hound, Barboncino, Shar-Pei, Chow Chow  ecc.) con differenze nell’età di insorgenza (in genere tra i 2 e i 5 anni) e nel tipo di malformazione dell’angolo che ne provoca il malfunzionamento. Spesso purtroppo sono colpiti entrambi gli occhi a distanza di mesi o di qualche anno tra loro.
I glaucomi primitivi sono molto rari nel gatto e nei cavalli.

Ci sono poi i glaucomi secondari nei quali una neoplasia endoculare o aderenze e membrane di origine infiammatoria, rendono inadeguato l’angolo. Le cause più frequenti sono quindi i traumi, le endoftalmiti, le uveiti, le lussazioni della lente.
Purtroppo il glaucoma è anche una possibile complicazione tardiva dell’intervento di cataratta.
Un aumento della pressione endoculare subito dopo l’intervento di cataratta avviene in un’alta percentuale di casi e non pregiudica la riuscita dell’intervento se il problema viene immediatamente risolto. E’ per questo che molti chirurghi oculisti veterinari tengono sotto osservazione nelle proprie strutture gli operati per almeno tre ore dopo la chirurgia.

Il trattamento del glaucoma prevede la somministrazione giornaliera a vita di colliri e/o l’effettuazione di interventi chirurgici specifici. Come per molte altre patologie oculari, la
tempestività è essenziale per preservare la vista dell’animale: il nervo ottico è una struttura sensibilissima e in alcune razze basta  il perdurare per poche decine di ore di una elevata IOP per causare lesioni irreversibili. Purtroppo nei nostri animali mancano i sintomi soggettivi (l’animale non ci dice che sta cominciando a vedere un po’ meno o che ha dolore) e quando quelli oggettivi (visibili cioè dall’esterno) diventano evidenti per il proprietario, in genere è ormai troppo tardi.
La chirurgia si avvale dell’uso del laser (l’applicazione chirurgica di valvole di drenaggio ha scarso successo nei nostri animali), il cui scopo è di distruggere un gran numero di processi ciliari, luogo di produzione dell’umor acqueo. Il laser può essere applicato dall’esterno (via transclerale), ma la via di applicazione più efficace e sicura è quella attraverso il foro pupillare (endolaser).
Questo tipo di chirurgia, dato la sua complessità ed il suo costo, viene effettuata solo se la vista è mantenuta e la IOP  tenuta sotto controllo con i farmaci. Con essa si cerca di prevenire futuri innalzamenti della pressione in occhi nei quali l’inevitabile progressione della malattia renderebbe la terapia medica insufficiente.

PREVENZIONE
La PREVENZIONE è quindi sicuramente l’arma migliore:  Prevenzione nei riproduttori delle razze a rischio eseguendo, nel corso di una visita di screening per le malattie ereditarie, anche l’esame dell’angolo iridocorneale mediante gonioscopia. Purtroppo questo tipo di approfondimento deve essere spesso effettuato con l’animale sedato e comporta quindi tempi e costi diversi rispetto ad una visita standard. Prevenzione nell’occhio superstite di un cane affetto da glaucoma primitivo, effettuata tramite terapia a vita con colliri adeguati. Prevenzione nei cani con uveiti in atto o pregresse, facendo controlli periodici. Prevenzione negli operati di cataratta con controlli almeno 3 volte l’anno.

Un occhio glaucomatoso con pressione intraoculare molto elevata  nonostante le terapie, non solo è definitivamente cieco, ma causa anche molto dolore all’animale.
Per evitare questa sofferenza sono possibili, e doverosi, alcuni tipi di interventi chirurgici:
L’enucleazione consiste nell’asportazione del globo oculare. Le palpebre vengono suturate e si saldano.
In molti casi si può mettere una protesi endosclerale: così modificato l’occhio appare molto simile ad un occhio normale, ma ovviamente non ha alcuna capacità visiva .
Un’altra opzione è la ciclocrioterapia che determina la necrosi dei processi ciliari mediante il loro congelamento transclerale.
L’ultima possibilità, consigliabile solo nei casi nei quali i rischi anestesiologici sono elevati, è quella di effettuare una iniezione di gentamicina dentro il vitreo. Il farmaco determinerà una atrofia dei processi ciliari e quindi una riduzione della produzione dell’umor acqueo. Questa procedura viene fatta con un’anestesia molto breve e non particolarmente profonda, ma a volte  non è del tutto risolutiva.


LUSSAZIONE DELLA LENTE

La lussazione della lente si verifica quando i suoi  legamenti si rompono, la lente perde stabilità, si stacca e va a posizionarsi in camera anteriore o nel vitreo.
Nel cane è una patologia che può essere primitiva, su base ereditaria (Volpino italiano, Terriers, Lagotto) o secondaria a cataratta ipermatura (Epagneul Breton, Miniature Pinscher),  glaucoma cronico con buftamia, trauma.

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I SINTOMI
Abbattimento per dolore improvviso e grave, lacrimazione, blefarospasmo, aumento di volume del bulbo, cornea opaca, perdita della vista dell’occhio colpito

La terapia deve essere iniziata ai primissimi sintomi ed è volta ad abbassare tempestivamente la pressione endoculare per salvaguardare la funzionalità del nervo ottico. Una volta stabilizzata la situazione si procederà alla rimozione chirurgica del cristallino lussato.
Il decorso postoperatorio è paragonabile a quello della cataratta (vedi)

Nel gatto la lussazione della lente si verifica in genere in animali anziani. Essa è la conseguenza di una infiammazione lieve, ma di lunga durata, dell’uvea, per lo più secondaria a un’infezione silente del virus dell’immunodeficienza felina. I sintomi in questo animale sono molto meno evidenti. Anche in questo caso l’unica terapia è quella chirurgica, valutandone scrupolosamente la reale necessità.

Nel cavallo è rara e legata a patologie ereditarie.

PANNO CORNEALE O CHERATITE CRONICA SUPERFICIALE

Il Pastore Tedesco, il Pastore Belga e il Greyhound sono predisposti per questa malattia infiammatoria della cornea attivata dai raggi ultravioletti.

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I SINTOMI
Congiuntivite, cornea opaca, vascolarizzata e pigmentata.

La patologia è cronica e progressiva: d’inverno i soggetti affetti stanno meglio, senza guarire mai completamente, nella primavera/ estate compare un’esacerbazione dei sintomi che si sommano ai postumi della malattia dell’anno precedente fino a rendere, nel giro di qualche anno, il cane cieco. Nella maggior parte dei casi è possibile controllare bene i sintomi con una terapia medica locale mirata: più aggressiva in estate e, se la situazione lo permette, meno impegnativa nei mesi invernali.  Nei casi più gravi a volte sono di aiuto le infiltrazioni sottocongiuntivali di cortisonici o addirittura dei cicli di cortisone per via sistemica. La terapia deve essere comunque somministrata a vita.

SEQUESTRO CORNEALE (NIGRUM)

Il sequestro corneale è una particolarissima patologia della cornea abbastanza frequente nei gatti appartenenti a razze con occhi sporgenti (Persiano, American Shorthair, Exotic Shorthair, British Shorthair ecc.) In questi soggetti si verifica nella parte centrale della cornea una evaporazione eccessiva delle lacrime a cui consegue uno stato di sofferenza cronica di questo tessuto. Una parte più o meno estesa di questa zona corneale muore e si mummifica. Nei gatti comuni europei il nigrum può essere una conseguenza di una cheratite erpetica cronica.

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I SINTOMI

Secrezione mucopurulenta, blefarospasmo. La cornea è opaca, vascolarizzata e presenta una macchia o una placca scura nella sua parte centrale. Il tessuto corneale intorno alla placca può essere ulcerato e colliquato.

A volte la reazione infiammatoria dell’occhio riesce a estromettere il sequestro, ma generalmente si innescano pericolosi processi di colliquazione che possono portare alla perforazione della cornea.
Per questo motivo è consigliabile asportare chirurgicamente il tessuto malato e riempire il difetto creato con un lembo di tessuto corneale sano (trasposizione corneo sclerale), con un lembo congiuntivale o con membrana amniotica equina.

 PATOLOGIE DELLA RETINA

La retina riveste l’interno dell’occhio. Essa contiene le cellule sensoriali della vista: i coni ed i bastoncelli. I coni servono per la visione diurna e distinta. Sono presenti in grande quantità nell’uomo, raccolti per lo più in una zona vicino al nervo ottico chiamata fovea.
I mammiferi domestici non sono dotati di una vera e propria fovea e la popolazione dei coni è in proporzione più scarsa: la visione distinta e quella dei colori è quindi meno raffinata di quella umana. In questi animali sono invece molto importanti i bastoncelli, cellule deputate alla visione notturna e del movimento. La capacità di vedere nell’oscurità è ulteriormente migliorata dalla presenza sotto la retina del tapetum lucidum, una struttura che riflette i raggi luminosi.
I coni e i bastoncelli trasformano l’impulso luminoso in impulso elettrico, e, tramite il nervo ottico e molte altre strutture cerebrali, esso viene portato alla corteccia occipitale e lì elaborato fino a farlo diventare immagine.

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I SINTOMI

Le malattie della retina, almeno inizialmente, non mostrano segni rilevabili senza strumenti specifici. In molti casi i riflessi pupillari sono normali o appena rallentati, l’animale riesce a muoversi abbastanza disinvoltamente, specialmente in un ambiente a lui familiare, occasionalmente ha qualche piccola incertezza. Solamente quando la patologia progredisce,  il proprietario  nota che l’animale ha difficoltà ad orientarsi, si muove più lentamente aiutandosi molto col fiuto, urta contro gli ostacoli.

Negli animali domestici di razza pura, specialmente nei cani, la retina è una sede frequente di  PROBLEMI GENETICI dell’occhio. Essi si possono manifestare fin dalla nascita, come le displasie retiniche (pieghe o zone assottigliate) o la CEA (Collie Eye Anomaly).  Altre malattie (quelle non congenite) si manifestano dopo qualche anno di vita come la atrofia retinica progressiva (PRA). Le malattie genetiche della retina non sono curabili, è auspicabile quindi che venga fatta una prevenzione effettuando sui riproduttori test genetici e visite oculistiche su base annuale.

Nei cani esiste una malattia simile alla PRA che certamente non è di origine genetica: la sudden acquired retinal atrofy (SARD): si manifesta in genere in cani di mezza età. Alcuni di essi hanno problemi metabolici spesso non bene identificabili, altri  manifestano un vero e proprio morbo di Cushing, ma per la maggior parte la causa resta sconosciuta. La malattia è drammatica perché porta l’animale a cecità nel giro di pochi giorni. Alla visita spesso l’unico sintomo presente è la midriasi. I segni oftalmoscopici di sofferenza retinica compaiono a volte dopo più di un mese. L’esame elettroretinografico invece è piatto fin dall’inizio della malattia. Questo esame è quindi l’unico che ci permette di fare una diagnosi differenziale con una cecità neurologica.

DISTACCO RETINICO

Si verifica quando la retina si stacca in parte o tutta dalla parete dell’occhio. Questa condizione può essere secondaria a trauma, emorragie endoculari, gravi uveiti, tumori, retinopatia ipertensiva. In alcune razze (Shih Tzu) può essere primitiva. Se sulla retina è presente solo una bolla retinica di dimensioni contenute è possibile, in alcuni casi, ottenere un suo riattaccamento. La sua funzionalità rimarrà comunque ridotta.

Nel caso in cui la retina non sia direttamente esplorabile coll’oftalmoscopio la diagnosi viene fatta con l’ecografia.

RETINOPATIA IPERTENSIVA

E’ una malattia tipica degli animali anziani. Molto più frequente nel gatto che nel cane, è dovuta ad un grave aumento della pressione arteriosa sistemica.

I SINTOMI

Edema, emorragie  e distacchi della retina. Le emorragie si possono manifestare anche in camera anteriore e rendersi così visibili anche da un esame esterno.

L’ipertensione sistemica è una patologia subdola e spesso i sintomi oculari sono per il proprietario più evidenti e allarmanti di quelli generali. Le cure sono di pertinenza del veterinario internista, in quanto le cause sono di origine renale, ormonale o cardiaca. L’oculista può comunque essere prezioso nel cogliere le prime alterazioni durante una visita di routine, ed evitare così una rapida e incontrollata progressione della malattia. E’ quindi consigliabile sottoporre gli animali anziani a controlli periodici del fondo dell’occhio.

SINDROME DI HORNER

L’occhio, come tutto il resto dell’organismo, oltre ad avere una innervazione motoria e una sensoriale, è innervato dal sistema nervoso autonomo. Questo sistema regola tutte le grandi funzioni organiche (frequenza e gittata cardiaca, vasocostrizione e vasodilatazione, sudorazione, motilità gastroenterica e moltissime altre) tramite due innervazioni distinte, quella simpatica e quella parasimpatica, che hanno in genere funzioni opposte.
A livello oculare il nervo che porta la componente simpatica (quella che prevale in condizioni di stress e che determina un aumento della fessura palpebrale e del diametro della pupilla) fa un percorso lunghissimo: parte dall’encefalo, corre lungo la colonna vertebrale cervicale fino al torace, ripercorre il collo, passa dietro l’orecchio medio, entra nell’orbita e poi nell’occhio. Tutte le patologie che si possono verificare nei settori interessati da questo percorso (infiammazioni, neoplasie ecc), ma in modo particolare le otiti, possono coinvolgere anche il nervo e lesionarlo, determinando una prevalenza della componente parasimpatica.

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I SINTOMI

enoftalmo, procidenza della terza palpebra lieve ptosi della palpebra superiore (l’occhio appare più piccolo) miosi

Alcune alterazioni ormonali (ipotiroidismo, diabete) possono facilitare la comparsa di questa sindrome

La diagnosi eziologica è di competenza del neurologo.

ULCERE CORNEALI

Le ulcere corneali sono perdite di sostanza che possono interessare uno o più strati di tessuto.

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I SINTOMI

abbattimento, blefarosparmo, epifora e/o secrezione mucopurulenta, cornea opaca, neovascolarizzazione corneale, mancanza di tessuto corneale.

Sono molto frequenti in tutte le specie. Nel cane possono essere dovute ad un trauma (graffio, corpo estraneo) ma spesso la causa, o quanto meno l’aggravante, è legata ad una cattiva conformazione delle palpebre, a un occhio prominente, oppure a una scarsa lacrimazione. L’ulcera si può infettare e  peggiorare ulteriormente. Particolarmente pericolose nei nostri animali sono le collagenasi, enzimi prodotti dalla cornea stessa o da batteri patogeni, che determinano la colliquazione e la necrosi dei tessuti sani circostanti l’ulcera. In questo modo la zona in cui il tessuto manca può diventare sempre più profonda, a volte anche in maniera drammaticamente veloce (pochissime ore), e si può arrivare alla perforazione dell’occhio.

Nel gatto la maggior parte delle ulcere sono dovute ad Herpes virus.

Nel cavallo quasi tutte le ulcere sono traumatiche, ma le complicazioni batteriche o fungine le rendono pericolosissime.

La terapia è medica nei casi lievi e iniziali, chirurgica e spesso urgente nei casi gravi. Durante la chirurgia l’ulcera viene ripulita e riparata con lembi di congiuntiva, tessuti artificiali, cornee congelate, membrane amniotiche.

Nelle ulcere corneali i colliri e le pomate cortisoniche sono controindicati in quanto attivano le collagenasi ed abbassano le difese del tessuto.

EROSIONI SUPERFICIALI CRONICHE

Sono dovute a un difetto di cicatrizzazione della superficie corneale. Si manifestano prevalentemente nel cane anziano. Il Boxer è una razza molto predisposta a questa patologia. Ne l gatto sono spesso secondarie a herpesvirosi. Anche il cavallo anziano può esserne affetto.

L’unica terapia è l’asportazione chirurgica dell’epitelio malato. Questa può essere effettuata con dei tamponcini o con speciali frese (debridmet), può essere associata o meno ad esecuzione di solchi nello stroma della cornea (cheratotomia). Questi solchi  hanno il compito di facilitare l’ancoraggio dell’epitelio neoformato agli strati sottostanti. In genere alla fine della chirurgia si applica una lente a contatto corneale con l’intento di ridurre il dolore postoperatorio e di aiutare la guarigione. Dopo l’intervento è necessario somministrare dei colliri antibiotici e degli antidolorifici sistemici. Il cane dovrà portare il collare elisabettiano per circa 15 giorni.    La terapia medica da sola non è in genere efficace.

UVEITI

L’uvea è un tessuto dell’occhio particolarmente vascolarizzato. Per questa ragione viene frequentemente interessata in corso di malattie sistemiche virali, batteriche e protozoarie. Le uveiti possono essere anche traumatiche o secondarie a una cataratta ipermatura: la lente catarattosa infatti rilascia all’interno dell’occhio delle proteine che l’organismo non riconosce come proprie e che quindi scatenano una grave reazione infiammatoria. Questa infiammazione può cessare solo se se ne toglie la causa, cioè la cataratta. Le uveiti possono essere anche primitive.

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I SINTOMI

Dolore e abbattimento generale, lacrimazione e rossore oculare, occhio retratto con comparsa della terza palpebra, opacità della cornea, cambiamento di colore dell’iride (molto evidente specialmente nei gatti), miosi,  opacità dell’interno dell’occhio.

Se l’infiammazione persiste il foro pupillare si può deformare per  la comparsa di sinechie, l’iride si ispessisce, può comparire cataratta e glaucoma.
A livello retinico si possono sviluppare dei distacchi.
Quando si manifestano questi ultimi sintomi la terapia non riesce a riportare l’occhio in una condizione accettabile e purtroppo a volte è necessario effettuare una enucleazione per evitare sofferenze inutili e durature all’animale.

Malattie che possono dare uveite nel cane 

leishmaniosi
malattie da zecche
gravi infezioni batteriche (piometre, ascessi prostatici)
herpesvirosi neonatale
linfoma
malattie immunomediate

La vaccinazione contro l’adenovirosi nel cucciolo può dare una lieve uveite caratterizzata da un grave edema corneale.

Malattie che possono dare uveite nel gatto

immunodeficienza felina
leucemia
peritonite infettiva
herpesvirosi neonatale
toxoplasmosi

Malattie che possono dare uveite nel cavallo

nel puledro sono abbastanza frequenti le uveiti secondarie a infezioni respiratorie o gastrointestinali.
Ma la malattia più temuta e l’UVEITE RECIDIVANTE PERIODICA (ERU)MAL DELLA LUNA.

Questa malattia è dovuta in alcuni casi ad un’infezione da leptospirosi, ma il più delle volte la causa resta sconosciuta. Qualsiasi sia il motivo che scatena l’infiammazione iniziale, si verifica un cambiamento antigenico dei tessuti dell’occhio che non vengono più riconosciuti come propri dall’organismo a cui appartengono. Si determina così una reazione ricorrente del sistema immunitario. Ogni episodio nuovo lascia ulteriori danni che, sommati a quelli precedenti, portano l’animale a cecità. Possono essere interessati uno o due occhi, il secondo spesso a distanza di mesi o anni dal primo.

Gli episodi a volte hanno delle manifestazioni violente, con notevole gonfiore delle palpebre, lacrimazione profusa, edema corneale, grave blefarospasmo.

Spesso è presente così tanto dolore che è necessario sedare l’animale per poterlo visitare. In altri casi invece, specialmente se è coinvolto solo il settore posteriore (retina e vitreo), i sintomi sono subdoli e scarsamente visibili (qualche episodio di lacrimazione, lieve arrossamento della congiuntiva o dei vasi della sclera) e il veterinario viene chiamato solo quando l’occhio è ormai cieco.

Nei casi diagnosticati precocemente si può inserisce nello spazio tra l’uvea e la sclera un piccolo dispensatore di ciclosporina, farmaco immunosoppressore. Il medicinale viene rilasciato in modo costante per tre anni, periodo di tempo sufficiente a far guarire l’occhio. Questa chirurgia è particolarmente efficace e poco invasiva.

NEOPLASIE 

Le neoplasie o tumori oculari sono relativamente frequenti in tutte le specie. Possono essere primitive (cioè che insorgono come prima sede nell’occhio) o metastatiche (metastasi di tumori insorti in altri organi), benigne o maligne.

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NEOPLASIE DELLE PALPEBRE

Si manifestano come noduli o protuberanze a cavolfiore più o meno grandi. Sono frequenti e in genere benigne nel cane, più rare, ma spesso maligne, nel gatto e nel cavallo.

Questi tumori provocano secrezione mucopurulenta e talvolta ulcerazioni della cornea.

E’ opportuno asportare le masse palpebrali quando si evidenziano. In questo caso la chirurgia sarà semplice, il decorso post operatorio rapido e il risultato funzionale ed estetico eccellente. Se invece si lasciano crescere, al momento della chirurgia sarà necessario adottare complicate tecniche di ricostruzione plastica. Infatti le palpebre sono molto importanti per la protezione dell’occhio e la formazione e distribuzione del film lacrimale sulla cornea, per cui, quando si devono asportare parti di esse, è assolutamente necessario ripristinare una condizione il più possibile simile a quella naturale.

Le NEOPLASIE OCULARI propriamente dette possono interessare la superficie dell’occhio o il suo interno.

I carcinomi si manifestano come placche, spesso ulcerate e facilmente sanguinanti, o protuberanze a cavolfiore sulla congiuntiva, terza palpebra o cornea. Le specie più colpite sono il gatto e il cavallo. Se non sono troppo estesi possono essere asportati. La percentuale di recidive si abbassa se vengono applicate durante l’intervento, o subito dopo, terapie adiuvanti (radiazioni, crioapplicazioni, farmaci citostatici).

I melanomi iridei (noduli scuri sulla superficie dell’iride) del cane, sempre se di dimensioni ridotte, vengono distrutti con una o più applicazioni di laser.

Per la maggior parte degli altri tumori primitivi dell’occhio è consigliabile eseguire al più presto l’enucleazione, sia per prevenire le metastasi, sia per risparmiare all’animale una condizione di dolore non controllabile.

Spesso uno dei sintomi più precoci è la presenza di sangue dentro l’occhio (ifema, emovitreo), sintomo comunque comune ad altre malattie (ipertensione arteriosa, malattie infettive, trauma ecc); un’accurata visita clinica e appropriati esami del sangue potranno aiutare nella diagnosi differenziale.

Un’attenzione particolare merita il sarcoma del gatto: è un tumore estremamente maligno che si sviluppa in questa specie animale in tessuti dove si è manifestata, anche molto tempo prima, un’infiammazione cronica. Purtroppo si può verificare anche nell’occhio, specialmente dopo gravi uveiti traumatiche con rottura del cristallino (impallinatura da arma da fuoco).

I TUMORI DELL’ORBITA sono quasi sempre maligni ed estremamente invasivi. Si manifestano con esoftamo, procidenza della terza palpebra, dolore alla apertura della bocca, impossibilità a chiudere completamente le palpebre, ulcerazioni corneali, cecità.

Un’ asportazione totale e risolutiva di questi tumori è estremamente difficoltosa e va sempre associata ad altre terapie effettuate in centri specialistici.

PATOLOGIE   PALPEBRALI      

Gli occhi dei mammiferi sono protetti da due palpebre esterne, una superiore ed una inferiore, e dalla terza palpebra o membrana nittitante. Quest’ultima è situata nell’angolo interno dell’apertura palpebrale e scorre sulla superficie oculare ogni volta che l’animale tira indietro l’occhio, movimento permesso da un muscolo particolare non presente nella specie umana: il muscolo retrattore del bulbo.

Approfondimento

Oltre alla funzione vera e propria di difesa meccanica dell’occhio, le palpebre svolgono l’importante funzione di contribuire alla formazione di alcune componenti delle lacrime e di distribuirle sulla superficie oculare. Ne limitano inoltre l’evaporazione.

Nel cane l’infinità di razze selezionate dall’uomo ha comportato spesso un notevole allontanamento dalla conformazione originale, fisiologicamente favorevole, del cugino lupo, con la comparsa di gravi difetti all’interno di molte razze.

Queste problematiche, se non corrette per tempo, portano a volte a conseguenze drammatiche, perfino alla cecità.  Le patologie di più comune riscontro sono:

ENTROPION

Si verifica quando il bordo palpebrale si arrotola tutto o in parte verso l’occhio. I peli della pelle strusciano sulla superficie dell’occhio ulcerandola o determinando la formazione di opacità e  la deposizione di pigmento. E’ una patologia molto dolorosa che si manifesta con lacrimazione intensa, blefarospasmo, abbattimento.

Si instaura spesso un circolo vizioso per il quale il dolore fa sì che l’animale, strizzando  l’occhio, peggiori la malattia corneale.

Chow-chow, Shar Pei, Bulldog Inglese, Labrador Retriever, Golden Retriever, Rottweiler, Cane Corso sono le razze più frequentemente colpite.

In molte razze giganti (Mastino Napoletano, Alano, Bloodhound, Dog de Bordeaux, Terranova) spesso le palpebre sono troppo lunghe e tendono perciò a rigirarsi in parte verso l’interno in parte verso l’esterno (occhio a diamante). Le grandi e pesanti pliche facciali che caratterizzano questi cani rendono la chirurgia correttiva particolarmente delicata e impegnativa. A volte, per ottenere un risultato soddisfacente e duraturo, oltre alla correzione delle palpebre, è necessario anche asportare un lembo di cute tra le orecchie (ritidectomia).

Nei cuccioli di Shar Pei spesso è possibile ovviare al problema “mettendo in piega” le palpebre con delle suture e lasciandole per 2/3 mesi (tacking). Questo procedura, che ovviamente deve essere effettuata in anestesia generale, può risolvere la patologia senza bisogno di ricorrere a successivi interventi di blefaroplastica.

Anche alcune razze di gatti possono essere affetti da entropion della palpebra inferiore, patologia che a volte non risparmia nemmeno il gatto comune europeo.

MACROBLEFARON  

Molti cani brachicefali (Carlini, Pechinesi, Shih Tzu) possono presentare nel corso degli anni gravi problemi corneali. Questo delicato tessuto ha bisogno di essere protetto e nutrito dalle lacrime in maniera costante ed adeguata. In queste razze la scarsa profondità dell’orbita e la grande apertura palpebrale, fanno sì che l’occhio sporga eccessivamente. Inoltre, sempre per la particolare conformazione, la parte nasale della palpebra inferiore è arrotolata verso l’occhio (entropion nasale) determinando lo sfregamento dei peli contro la cornea. Tutto questo può portare a gravi ulcerazioni corneali o, ancora peggio a progressive pigmentazioni della cornea stessa. Queste ultime negli anni invadono tutta la superficie, provocando cecità irreversibile. Nei casi indicati conviene quindi sottoporre il cane ad un intervento di plastica (cantoplastica mediale) che corregge questi difetti prevenendone le conseguenze. E’ consigliabile eseguire questo intervento durante i primi anni di vita del cane, prima che si instaurino le suddette alterazioni.

ECTROPION

Colpisce solo la palpebra inferiore che, sempre a causa dell’eccessiva lunghezza, si apre verso l’esterno. Ne sono affette molte razze di cani tra cui il Boxer e il Cocker.

DISTICHIE

Ciglia che crescono sul margine delle palpebre determinando lacrimazione eccessiva e a volte ulcere corneali. Se fastidiose si possono togliere mediante elettrolisi o crioterapia.

CIGLIA ECTOPICHE

Può capitare che un animale giovane presenti epifora resistente a qualsiasi trattamento, blefarospasmo e piccole erosioni superficiali. A volte questi disturbi sono dati da un o più ciglia che spuntano dalla congiuntiva palpebrale. Per risolvere il problema l’unica soluzione è l’asportazione chirurgica del/ delle ciglia, compresa la loro radice.

Tutte queste patologie sono spesso presenti negli animali sin da quando sono cuccioli e, tranne nei casi lievi, è consigliabile la loro correzione appena vengono diagnosticate.

La plastica effettuata da un chirurgo esperto sarà generalmente appropriata anche ad accrescimento terminato.

Alcune volte invece la maggior lassità dei tessuti e l’atrofia dei muscoli della testa ne può determinare la comparsa anche negli animali anziani. Anche in questo caso esistono tecniche chirurgiche specifiche in grado di assicurare un risultato soddisfacente e una qualità di vita decisamente migliore.

CHERRY EYE

Significa occhio a ciliegia: questa patologia, che colpisce il cane e molto raramente il gatto, deve il suo nome al particolare aspetto che assume la ghiandola lacrimale della terza palpebra quando si ingrossa e compare al di sopra del margine della membrana nittitante. In qualche animale il problema è lieve e il padrone riesce a riposizionarla manualmente ogni volta che salta fuori (in genere dopo uno sforzo), ma il più delle volte la ghiandola, rimanendo in una posizione non fisiologica, si altera e diventa troppo grande per poter tornare a posto.

Nonostante che l’intervento di asportazione sia semplice e veloce è parere universale che eseguirlo, tranne pochissimi casi selezionati, sia controindicato. Infatti la cheratocongiuntivite secca che ne può conseguire può essere molto grave e difficilmente controllabile.

Esistono tre diverse tecniche chirurgiche per il suo riposizionamento.

Purtroppo le recidive sono possibili a prescindere dalla tecnica impiegata. Il chirurgo eseguirà comunque l’intervento nella maniera a lui più congeniale, o più congeniale alla razza a cui appartiene il cane che deve operare.

EVERSIONE DELLA CARTILAGINE DELLA TERZA PALPEBRA

 
La terza palpebra è formata da una cartilagine a forma di T e da congiuntiva che la riveste.

Nelle razze giganti (Alano, Mastino Napoletano, Cane Corso) questa cartilagine si può deformare determinando fenomeni infiammatori cronici. Il rimedio è solo di tipo chirurgico.

 

 

TUMORI  DELLE  PALPEBRE 

I cani possono presentare piccole masse, il più delle volte vicino al margine palpebrale. Molti di questi tumori sono benigni, tuttavia essi col tempo tendono a diventare abbastanza grandi e a sanguinare. Conviene quindi asportare queste neoplasia quando sono ancora piccole, poiché una volta che hanno raggiunto una certa dimensione, la chirurgia ricostruttiva della palpebra potrà essere alquanto complessa.

Nel gatto e nel cavallo i tumori delle palpebre sono molto più rari, ma purtroppo spesso sono maligni.
In questi animali è quindi ancor più consigliabile una pronta asportazione della neoformazione appena viene rilevata.
Dopo l’intervento i cani e i gatti dovranno tenere il collare elisabettiano 10/15 giorni.
Durante la prima settimana dovranno fare una terapia antibiotica locale (sotto forma in genere di pomate oftalmiche somministrate 3 volte al giorno) e generale.
A seconda dei casi inoltre potrebbe essere consigliata una terapia antinfiammatoria e/o antidolorifica. Salvo rari casi non vengono usate suture riassorbibili (“che cascano da sole”) che causano in genere una reazione infiammatoria non desiderabile. I punti vengono quindi tolti dopo una decina di giorni, alcune volte coll’ausilio di una breve sedazione.